Archivi tag: Siria

Suor Marie-Elisabeth muore a 33 anni in Congo offrendo le sofferenze per i cristiani perseguitati in Siria e Iraq

Dal blog Ora pro Siria riprendiamo la lettera inviata da Madre Annachiara, superiora della Trappa di Mvanda, in Congo, a Madre Marta Luisa, Superiora della Trappa di Azeir, in Siria, in occasione della morte improvvisa di una giovane professa di Mvanda che aveva offerto la propria sofferenza per la Siria e per i cristiani perseguitati.
Suor Marie-Elisabeth Durin, nata ad Aubergenville, in Francia, l’8 agosto 1981, era entrata in Mvanda il 12 giugno 2010, aveva iniziato il noviziato il 19 marzo 2012 e aveva fatto professione temporanea il 19 marzo 2014. Ha raggiunto l’abbraccio del Padre il 22 novembre 2014 a Parigi, all’età di 33 anni, dopo una malattia folgorante.

 

Suor Marie Elisabeth, Mvanda (1981-2014)

 

Carissima Madre Marta e sorelle tutte,

sì, le ultime parole che Marie-Elisabeth mi ha detto al telefono sono state proprio: « Madre, j’offre mes douleurs pour la Syrie et l’Iraq et tous les chrétiens persécutés…ça ira…”.
Marie Elisabeth è partita per la Francia il 13 Novembre (festa dei santi benedettini) per poter rivedere i genitori dopo quattro anni. Accusava un dolore alla gamba, forse al nervo sciatico. Volevo che fosse visitata a Kinshasa, ma poiché il papà (agnostico) l’attendeva con impazienza, ha preferito dirgli di prenderle un appuntamento il venerdì pomeriggio giorno del suo arrivo. Cosa che il papà ha fatto. Il medico di base ha trovato che aveva un’infezione ai polmoni, il polso bassissimo e l’ha immediatamente fatta ricoverare in ospedale, dove l’hanno messa in coma artificiale (pare sia una prassi di routine).

Grazia Maria e Paola mi hanno spiegato che il coma artificiale rende fragili i vasi. Paola ha parlato col medico della rianimazione, sabato 15, e lui aveva detto che le condizioni erano gravissime (e da noi è partita in buone condizioni di salute, tranne per il nervo sciatico! Che choc terribile!) ed era intrasportabile. Avevamo suggerito di portarla in elicottero ad Anversa, al centro di malattie tropicali, specialisti di tutti i virus congolesi, ma non era trasportabile. Nella notte i medici l’hanno comunque trasferita nel migliore ospedale di Parigi, clinica universitaria per emorragia celebrale.

Un filo tenuissimo di vita e lunedì sera già il cervello era piatto. Io avevo preparato tutto per partire, ma ho avuto un crollo e non ero capace di muovermi: la testa funzionava, ma il corpo era KO! Così, Patrizia che si trovava in Svizzera, a Grandchamp, per una sessione, ha preso immediatamente il TGV per Parigi e quattro ore dopo era al capezzale di Marie-Elisabeth. I medici, anche se lei respirava ancora, e sembrava viva, assicuravano che era già al di là della vita terrena! La mamma, pastore calvinista, ha chiesto di tenerla in vita per poter donare gli organi. Elisabeth aveva espresso questa volontà prima di venire in Monastero. E cosi da martedi a sabato l’hanno tenuta in vita, ma lei era già dal 18 senza attività celebrale. Il 22 alle 11,45 i medici hanno desistito e detto a Patrizia e a papà e mamma che dovevano staccare la spina: il corpo era tutto gonfio e diventava nero.

Patrizia l’ha vestita con un camice da prete, perché l’abito monastico non entrava, il velo nero e lo scapolare, con lei c’era solo un’infermiera. L’indomani, domenica, la Messa in rito cattolico-maronita, è stata celebrata da un suo intimo amico maronita, la consacrazione era in aramaico: Elisabeth conosceva a memoria i quattro Vangeli e leggeva aramaico, ebraico e greco, per arrivare più intimamente alle parole di Gesù e degli Apostoli.

Il lunedì, la Comunità di Westmalle ha inviato il carro funebre e la cassa di legno scuro, per il trasporto alla nostra Casa Madre. Patrizia sempre con lei e l’autista (un italiano che lavora in Belgio) in quattro ore sono arrivati in Belgio. Intanto io mi sono un po’ ripresa e sono arrivata a Westmalle il mercoledi mattina.

Sabato abbiamo celebrato i funerali in quattro lingue: canti in Kikongo (sette fratelli di Kasanza sono per gli studi in Belgio), Kyriale in latino (lei l’amava molto!), parte dialogata in fiammingo, lingua della comunità e parole di commemorazione in Francese. Una cerimonia sobria, dolce, intima, intensa, erano presenti tanti missionari amici di Mvanda, il papà e la mamma di sr. Elisabeth, sconvolti e solo alla fine di tutto più pacificati, la Comunità dei fratelli di Westmalle e le sorelle di Nazareth tutti in cocolla bianca e, tenerezza di Dio, sepoltura nel cimitero all’esterno della Chiesa con un raggio di sole e una temperatura quasi possibile, mentre il freddo dei giorni prima era terribile!

Prima di mettere la terra, benedizione dei presenti alla bara, fiori da Mvanda e biglietti indirizzati a M. Elisabeth dalle sorelle e dagli operai e amici di Mvanda, sparsi sulla bara in un grande silenzio carico di commozione e di speranza.

Poi tutti in foresteria a condividere quanto la Comunità aveva preparato con tanta delicatezza. Solo papà e mamma non si sono sentiti di rimanere e sono partiti per ritornare in Francia con l’abbraccio di noi tutti e la promessa di continuare l’amicizia che ormai ci lega per sempre nella comunione dei santi. Ecco, ho scritto di getto e senza riflettere, mi perdonerete.

Marie-Elisabeth certamente è nella gioia e veglierà su tutti noi, soprattutto per voi in Siria e il suo amato Libano.
Vi voglio bene e grazie per la prossimità che sentiamo cosi forte.

Md Annachiara

Da Vita Nostra.
Rivista periodica dell’Associazione “Nuova Citeaux”
, n. 1, 2015

 

Annunci

Nell’inferno siriano per testimoniare Cristo a ogni costo. La grande avventura di quattro monache trappiste pisane

Azeir è un piccolo villaggio maronita, a metà strada fra Homs e Tartus, al confine settentrionale fra la Siria e il Libano. In lontananza, quel profilo azzurrino, meno arrotondato e più svettante di quelli intorno, è il Krak des Chevaliers, l’antico castello crociato. Per due anni occupato dai jihadisti di Jabhat al Nusra, che vi sgozzavano i prigionieri nella piazza d’armi e poi collocavano le teste decapitate in cima alle torri. È qui che da tre anni e mezzo vivono quattro monache cistercensi italiane, Marta, Marita, Adriana e Rosangela, che il loro monastero se lo sono costruite da sé.

Vengono dal monastero di Valserena, in provincia di Pisa. Hanno vissuto per un certo tempo ad Aleppo. In Siria ci sono sempre stati monasteri ortodossi, soprattutto femminili, ma cattolici non ce n’erano più da parecchio tempo. Benché nei cattolici siriani fosse rimasto vivo il desiderio di esperienze di vita contemplativa. Ma la ragione per cui delle monache italiane hanno attraversato il mare e sono venute qui, e sono rimaste anche quando i tempi si sono fatti duri, è fondamentalmente un’altra.

Nel refettorio di quello che per ora è l’edificio principale del monastero (ma il progetto è di farne la foresteria e di costruire un altro fabbricato per il capitolo, il dormitorio, la biblioteca, la chiesa, ecc.) su un tavolo si scorge un libro: Christian de Chergé: une biographie spirituelle du prieur de Tibhirine. «Questa presenza monastica è il risultato della riflessione iniziata nel nostro ordine, nel ramo femminile come in quello maschile, sulla vicenda del monastero di Tibherine, in Algeria», commenta Marta, la priora. A Tibherine, in Algeria, nel marzo del 1996 sette monaci trappisti cistercensi dell’abbazia di Nostra Signore dell’Atlante furono prelevati da presunti combattenti islamici e uccisi qualche tempo dopo. Un comunicato attribuito al Gia, il Gruppo islamico armato, quasi due mesi dopo il rapimento annunciò che erano stati sgozzati. I loro corpi non sono mai stati ritrovati: solo le teste decapitate.
Ma il sangue dei martiri è il seme dei nuovi cristiani, diceva il padre della Chiesa Tertulliano. E in Siria oggi se ne vedono già i frutti.

Uno spaccato starordinario su queste “monache di frontiera” che hanno un solo obiettivo: «Siamo qui per far conoscere Cristo, a qualunque prezzo».

La loro storia – scritta da Rodolfo Casadei, inviato di Tempi – è la quarta e ultima puntata di un viaggio nell'”altra Siria” che nessuno ci racconta. Ecco le precedenti: